lunedì 8 novembre 2010

SUL MARE: RECENSIONE


Trovandosi di fronte al film “Sul mare”, settimo lavoro di Alessandro D’Alatri, si capisce subito di aver a che fare con un progetto originale ed assolutamente unico nell’attuale panorama cinematografico del nostro Paese. Basta solo considerare gli argomenti trattati per capirlo. Finalmente si affrontano temi e situazioni che non riguardano solamente la sfera sentimentale. Al centro del film c’è soprattutto il lavoro nero e le morti bianche. Disoccupazione, immigrazione, precarietà, crisi economica: sono queste le realtà che il Sud Italia delle vacanze deve affrontare e combattere durante l’inverno, ed il ventenne Salvatore non ne è esentato. L’amore (parola “violentata” nei titoli del cinema italiano), che in locandina viene sbandierato come perno della storia, è semplicemente un pretesto per approfondire la psicologia di Salvatore e Martina, per scavare affondo i personaggi, sviscerando il loro vero ego. Non ci sono pecche a livello di regia: D’Alatri si dimostra uno dei migliori registi d’Italia in attività, uno che quantomeno prova ed ha il coraggio di sperimentare. La pellicola è girata interamente in digitale, e questo versatile formato permette al regista di giocare con le inquadrature, volando da Formia a Ventotene o fluttuando tra le anfore sott’acqua. Qualche dubbio viene a livello di sceneggiatura. Ci si aspetta sempre molto, forse anche troppo, da una candidata al Premio Oscar come Anna Pavignani che in questo caso decide di affidare il racconto alla voce narrante del protagonista che, nonostante non sia fastidiosa nella parte iniziale e finale del film (ricordando una caratteristica fondante di “American Beauty”), è abusata per tutto il resto della pellicola. Si può solo escludere un dialogo in cui pensieri e frasi dette si contraddicono creando un siparietto comico niente male. La storia avvolge lo spettatore con giochi di parole, momenti di brillante comicità e pesanti riflessioni politiche. Un difetto che si può trovare è nella scelta degli attori. Per quanto si possa essere d’accordo nel desiderio di proporre nuovi talenti, Dario Castiglio (che proprio un novizio del mondo dello spettacolo non è, essendo figlio del cantante Peppino di Capri) e Martina Codecasa non sono all’altezza di tutto il contorno creato alla perfezione da D’Alatri; basta una splendida nonna novantenne per oscurare, in meno di mezzo minuto di apparizione, il protagonista. Un film che comunque nonostante qualche pecca riuscirà a camminare con i propri piedi; piedi che saranno ben saldi per terra.

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