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giovedì 26 maggio 2011

THE TREE OF LIFE: RECENSIONE

Postato anche su Film4Life...

Decidere se andare a vedere o meno il nuovo film di Terrence Malick, “The Tree of Life”, dipenderà molto dal vostro gusto cinematografico. Perché Malick porta sul grande schermo un film difficile da vedere, esteticamente e compiaciutamene filosofico e simbolista. 

È anche impossibile tentare di abbozzare una sorta di trama, il fil rouge che tiene insieme tutta l’azione. Quello che si ha davanti è un omaggio alla vita e alla creazione, che coinvolge visivamente i quattro elementi principali (aria, acqua, terra e fuoco) e emotivamente tutti i sensi e dei personaggi in scena e degli spettatori. Si assiste ad un caleidoscopio di domande proposte in sequenza, che si immergono in tutte le questioni dibattute da secoli dall’essere umano: dal rapporto con dio, il bene vs. il male, il cosmo, il concetto di bellezza, la ricerca della fede, la speranza dell’esistenza di qualcosa, ecc. 

La storia principale, quella di una famiglia del Midwest americana degli anni ‘50/’60, è solo un pretesto per riflettere sulla disperata ricerca dell’uomo di ritrovare se stesso, le sue origini e il senso finale di ogni cosa. Equilibrando perfettamente la narrazione, affidando alla Natura il compito di essere madre benefattrice di vita e al tempo stesso ingrata e brutale per ciò che toglie all’individuo dopo averlo illuso, Malick ci porta a riflettere con quest’opera sulla nostra stessa esistenza. 

La pellicola è per palati raffinati, per chi ha voglia di vedere un cinema autoriale e totalmente diverso. “The Tree of life” è una sorta di trattato di filosofia moderno, in cui ricercare (qualche) risposta per comprendere meglio questa nostra alientante società moderna. 

Qui potete leggere invece tutte le curiosità sul film

martedì 15 febbraio 2011

INTERVISTA COL VAMPIRO: RECENSIONE

Postato anche su Voto10... 

I vampiri… un classico senza tempo del cinema. Sin dai tempi del cinema muto i non-morti hanno sempre affascinato il mondo della celluloide, che se ne è servita a volte per creare alcuni memorabili capolavori. Intervista col vampiro” di Neil Jordan, anno 1994, è una pellicola che si colloca perfettamente nell’horror vampiresco. La storia si svolge a San Francisco nei giorni nostri. Un reporter si fa raccontare da un vampiro la sua storia e così percorriamo attraverso questo semi-mortale, la creatura vivente più vicina a dio, le tappe della costruzione del mondo moderno. Quello che vediamo sullo schermo è una sorta di romanzo di formazione a posteriori, in cui un “mostro” (anche se come si fa a definire mostro Brad Pitt, negli anni migliori della sua carriera?) si guarda a ritroso con lo scopo di rivalutare tutta la sua esistenza: una sorta di redenzione, attraverso un’intervista. Tratto dall'omonimo romanzo cult della scrittrice americana Anne Rice, “Intervista col vampiro” cattura lo spettatore in un affresco gotico che ha il pregio di rendere meno mitico e più umano il vampiro: figlio della modernità, pur essendo legato al “buon vecchio sangue creolo”. Un cast eccezionale: Brad Pitt, Tom Cruise, Kirsten Dunst, Antonio Banderas, Christian Slater spiccano su tutti, donando allo spettatore una magistrale interpretazione. Parte del merito però spetta ad un uomo, che è riuscito a ricreare un’atmosfera decadete, che accompagna tutta la narrazione. Si tratta dello scenografo italiano Dante Ferretti, per il quale ottenne una meritata nomitation all’Oscar.

venerdì 19 novembre 2010

MEGAMIND: RECENSIONE

Postato anche su Film4life.org...





All’inizio fu Shrek… poi sono venuti tutti gli altri! Che cosa si intende? Semplicissimo, dalla trasformazione di Fiona fino ai giorni nostri il mondo dell’animazione 3D preferisce il punto di vista del cattivo: ed ecco che anche in “Megamind” si tifa per il criminale. A distanza di poco più di due mesi dall’uscita di “Cattivissimo me” sarà nelle sale italiane un’altra pellicola con protagonista l’anti-eroe. Questa volta è un alieno blu con un testone enorme ed un’intelligenza superiore alla media. A pensarci bene, la storia è anche abbastanza originale. Megamind, fatto fuori Metro Man, suo acerrimo nemico, si ritrova a possedere Metròcity, con accento annesso per rispettare la pronuncia del protagonista. Che cosa può fare allora un super cattivo a piede libero? Darsi alla pazza gioia! Peccato che il divertimento termini nel momento esatto in cui si rende conto di non avere più prospettive di vita, più nessun obiettivo. Il passo successivo è quindi quello di crearsi un nuovo eroe, per riprendere l’eterna lotta tra il bene e il male e tornare a divertirsi. Il regista Tom MacGrath non sbaglia di nuovo e ci regala, proprio in vista delle feste natalizie, un altro gioiellino adatto sia ai più piccoli che ai più grandi, in cui risate e discorsi esistenziali riescono a coabitare con la grande maestria che il mondo del cartone animato moderno ci ha ormai abituato. Continua anche a migliorarsi la tecnologia occhialetti tridimensionali: ormai un classico per questo tipo di pellicole. La differenza sostanziale con, giusto per guardare in casa nostra, con le “Winx 3D” è che per “Megamind” il livello altamente tecnologico ha un motivo di esistere. Non si basa solo su cuoricini e stelline che trapassano lo schermo, ma dà un senso della profondità non indifferente (ai livelli di “Avatar” e "Il Regno di Ga'hoole", se cercate un paragone). Sono doverosi grandi applausi a tutto il cast inglese: Will Farrel, Tina Fey e Brad Pitt semplicemente perfetti, nelle parti di Mega Mind, la bella giornalista contesa e Metro Man. I tre attori regalano una prova comica di alto livello, decisamente meglio di altri colleghi doppiatori. Se poi non vi basta alla voce produttore esecutivo c’è Ben Stiller e a garantire la qualità del tutto ci pensa un certo Guillermo Del Toro. Insomma per ridere intelligentemente e far conoscere buon cinema ai propri figli, bisogna andarsi a sedere in sala il 17 dicembre per gustarsi “Megamind”.

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