Visualizzazione post con etichetta COMMEDIA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta COMMEDIA. Mostra tutti i post

mercoledì 1 agosto 2012

CHE COSA ASPETTARSI QUANDO SI ASPETTA?: RECENSIONE


Postato anche su Film4Life... 

Che cosa aspettarsi quando si aspetta? Tutte le donne si pongono questa domanda quando sono in dolce attesa. Ed ecco che era venuto loro in aiuto un libro, un manuale di “sopravvivenza” scritto da Heidi Murkoff, diventato in poco tempo negli States un best-sellers, dal quale è stato tratto questo omonimo film, diretto da Kirk Jones e scritto a quattro mani da Shauna Cross ed Heather Hach.

Il film si avvale di un cast eccezionale - basti solo pensare che sono della partitaCameron DiazJennifer LopezAnna Kendrick, per farsi un’idea di quanta attesa c’è intorno alla pellicola – ma non riesce a cogliere nel segno. Le potenzialità di Che cosa aspettarsi quando si aspetta sono ovviamente altissime, ma alla fine sembra più che altro che si sia preferito fare uno spot della durata di un film per far continuare a vendere copie al libro della Murkoff.

L’opera cerca di ironizzare sul tema della gravidanza, dando nuovi spunti di riflessioni e consigli alle coppie che devono affrontare l’arrivo di un figlio. Se a tratti la commedia romantica fa sorridere, in alcuni momenti il film appare noioso, eccessivamente ridondante e di poco interesse: uno di quei lavori che servono solo a far passare qualche ora senza pensare a nulla, ma che non rimarranno nella memoria cinematografica collettiva. Insomma vale sempre lo stesso teorema: puoi avere in squadra grandi campioni (in questo caso grandi attrici), ma se manca l’amalgama il campionato non puoi certamente vincerlo!

CHEF: RECENSIONE


Postato anche su Film4Life... 

Il cinema francese, o meglio la commedia francese degli ultimi 10 anni, sta vivendo un periodo di grande splendore. Film come “Quasi Amici”, “Il mio miglior incubo” e “Per sfortuna che ci sei” – giusto per citare film passati recentemente in sala, dimostrano che in Francia sanno come far ridere lo spettatore, facendo anche riflettere e portando sullo schermo una comicità intelligente, che evita gli stereotipi e/o le gag comiche e volgari della nostr cinematografia. A questa schiera di pellicole francesi, possiamo aggiungere anche “Chef” di Daniel Cohen, che sbarcherà nelle sale italiane a partire dal 22 giugno prossimo. La pellicola ovviamente, come si può facilmente intuire dal titolo, racconta la storia di uno chef, Jean Reno, che non riesce a rinnovare il suo menù, rimanendo legato ad una cucina del passato, la quale non è più apprezzata dai critici culinari, appassionati ormai della moderna e poco sana cucina molecolare.

Alexandre Lagarde, questo il nome del protagonista, rischia quindi di perdere il suo ristorante, qualora dovesse perdere la mitica terza stella. A questo punto, gli eventi gli faranno incontrare un imbianchino, anche lui un cuoco raffinato, che però proprio per il suo essere troppo puntiglioso, non riesce a trovare un lavoro in un ristorante. Insomma i due, tra incomprensioni a causa dei loro caratteri esplosivi, insieme tenteranno di salvarsi a vicenda. Il film procede spedito fino alla risoluzione finale, senza troppi colpi di scena e con qualche scena davvero esilarante, ben lontana però dalla comicità ad esempio di “Fuori menù”, pellicola spagnola del 2008 di Nacho G. Velilla, anch’essa incentrata sul mondo dei fornelli. A salvare “Chef” ci pensano però i due attori protagonisti: Jean Reno, che non ha bisogno certo di presentazioni, e questo giovane comico Michaël Youn, nuova stella nascente del cinema francese, che nei prossimi anni certamente vincerà anche qualche premio a livello internazionale. Se volete andarlo a vedere al cinema, un consiglio: arrivate in orario, perché ci sono dei divertentissimi titoli di testa!

IL DITTATORE: RECENSIONE


Postato anche su Film4Life....

All’inizio fu “Borat”, giornalista medio orientale, e poi arrivò “Bruno”, stilista d’alta moda, e ora Sacha Baron Cohen indossa la barba lunga e si presenta nelle vesti di un despota nel suo nuovo film “Il dittatore”. E il comico torna con sarcasmo e la sua solita verve dissacratoria a criticare, ancora una volta, i rapporti che esistono tra il mondo arabo e il mondo occidentale, mettendo in luce e deridendo tutte le contraddizioni dell’uno e dell’altro. Anche in questo film, diretto da Larry Charles, Sacha Baron Cohen porta sul grande schermo dei personaggi e delle situazioni che sono assolutamente volgari, politicamente scorrette e di cattivo gusto.

Rimanendo in tema di terrorismo, “Il dittatore“ non è altro che un attentato al perbenismo, che prende di mira i  benpensanti, quelli che comunemente in Italia chiamiamo i moderati, strappando la risata in una esplosione di situazioni comiche e grottesche, superando molte volte il limite della decenza. Ovviamente la lettura che si può dare della pellicola è su più livelli. Se andate al cinema per la risata facile non rimarrete delusi, ma se andate oltre l’apparenza, nel lavoro di Sacha Baron Cohen potete trovare anche qualche cosa di più: riflessioni sull’attuale situazione mondiale, che fanno scattare inevitabilmente quel riso (ahinoi!) amaro. Con quest'ultimo lavoro, Baron Cohen ci fa dimenticare il poco riuscito "Bruno" e ritorna alle gag di "Borat", avvalendosi anche di un grande cast, con nomi del calibro di sir Ben Kingsley e Anna Faris, che qui interpreta la bella di turno con tanto di ascelle pelose.

Se non siete tra quelli che si scandalizzano a vedere un cinema dissacratorio e soprattutto non storcete il naso se un dittatore arabo gioca ad "ammazza l'ebreo" in un gioco per la Nintendo Wii chiamato "Olimpiadi di Monaco '70" (uno dei momenti più trash in assoluto, ma anche uno dei più geniali della pellicola!) allora non dovete far altro che attendere l'uscita in sala del film, altrimenti è meglio per voi rimanere lontani da quest'ultima fatica cinematografica del comico inglese.  

martedì 22 febbraio 2011

LA MATASSA: RECENSIONE



Postato anche su Voto10... 

Il duo comico siciliano formato da Ficarra e Picone, insieme al regista Giambattista Avellino, si cimenta con una storia di famiglia. Stranamente però non è una famiglia mafiosa, pur essendo una pellicola girata in Sicilia. Ambientato nella ridente Catania, “La matassa” racconta la storia di due cugini, che tentano di riappacificarsi, dopo che anni prima i loro padri avevano litigato per l’eredità dell’hotel di famiglia. In pratica tutto è giocato sulle colpe dei padri che ricadono sui figli. I due attori si cimentano in un film complicato dal punto di vista della storia e che ha nel titolo una sua geniale interpretazione. I rapporti di sangue sono come una difficilissima matassa, che deve essere sbrogliata. Quello che subito si nota in questo lavoro è la voglia di realizzare un vero film. Attenzione: questa frase non è così scontata come sembra! Infatti molte volte, gli attori comici che vengono dal piccolo schermo si accontentano di interpretare degli sketch separati l’uno dell’altro (vedi Aldo, Giovanni e Giacomo) e che hanno il solo fine di strappare una risata fragorosa al pubblico.Ficarra & Picone vanno oltre. Riescono nella difficile impresa di far ridere, e anche tanto, con una sceneggiatura che segue il filo del discorso e non si trasforma mai in una ma(ta)ssa informe, come capita spesso nei film italiani. La sceneggiatura si avventura nel passato dei personaggi, mostrando le ripercussioni che hanno sul presente. Quello che infatti ci piace sottolineare è l’organico del film assolutamente ben strutturato. Non mancano ovviamente le situazioni comiche: divertentissime le scene in cui viene coinvolta la mafia, rappresentata in modo grottesco e geniale, soprattutto nell’utilizzo dei celeberrimi pizzini. I personaggi sono ben scritti: Picone è il cugino insicuro e ipocondriaco, mentre Ficarra è l’imbroglione, il cugino che cerca di sfruttare ogni situazione a suo vantaggio per mettere da parte un po’ di denaro. Ricordando un po’ i capolavori del passato, grazie al buon copione scritto, “La matassa” è uno degli esempi più intelligente per raccontare la nuova commedia italiana.

venerdì 18 febbraio 2011

IL PADRE E LO STRANIERO: RECENSIONE

Postato anche su Film4Life... 

Ricky Tognazzi torna dietro la macchina da presa, confrontandosi con il difficile tema dell’integrazione. Tratto dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo “Il padre e lo straniero” racconta la storia di Diego, un uomo deluso e carico di rancore, che conosce un uomo siriano, Walid, padre di un figlio handicappato. Questa strana, quanto misteriosa amicizia porterà Diego, interpretato da Alessandro Gassman, a riavvicinarsi alla propria famiglia. Tognazzi, dopo aver commosso con “Io no?” e convinto pubblico e critica con “Canone Inverso”, non convince del tutto. Forse il problema più che a livello di regia, lo si riscontra nella storia. Proporre al cinema uno scrittore come De Cataldo, che ha curato il soggetto della pellicola, non è impresa semplice. Bisognerebbe quasi rassegnarsi all’idea che i romanzi non possono trovare uno sfogo naturale al cinema. Già perché nonostante la buona regia e l’ottima recitazione, “Il padre e lo straniero” non coinvolge lo spettatore, lasciandolo freddo ed indifferente alle vicende che scorrono fotogramma dopo fotogramma. La commedia sentimentale, che riempie la prima parte del film, finisce per abbandonarsi con la scelta scellerata di risolvere il tutto in un action spionistico, che rende il film equiparabile alla peggior fiction televisiva italiana di genere. Alla fine si ha proprio l’impressione di aver visto un documentario all’inizio per poi aver pagato il biglietto per un thriller, che alla fine non è nemmeno ben strutturato. “Il padre e lo straniero” è forse troppo. Poteva essere un buon prodotto, ma la voglia di addentrarsi in tanti temi, che forse era meglio lasciar perdere, lo rende il solito film italiano: interessante, ma non memorabile!

mercoledì 26 gennaio 2011

I FANTASTICI VIAGGI DI GULLIVER 3D: RECENSIONE

Postato anche su Filmforlife... 

Rob Letterman e Jack Black tentano, insieme alla 20th Century Fox, un'impresa non indifferente: cercare di attualizzare il romanzo “I fantastici viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift. Per farlo, penseranno i cinefili più accaniti, hanno semplicemente aggiunto al titolo dell'omonima opera settecentesca la parola 3D e il gioco è fatto. Effettivamente ciò che lo spettatore si appresta a vedere al cinema non è molto più di quello che abbiamo scritto sopra, ovvero un tentativo, peraltro fallito, di portare Gulliver nel nuovo Millennio per poi spedirlo a Lilliput che, per qualche strano motivo, si trova nel triangolo delle Bermuda. Ma perché il tentativo è fallito? Semplice: perché Letterman e Black non sono la Disney (vedi “La principessa e il ranocchio” e “Rapunzel”) e, a parte qualche momento comico, il film non decolla mai e resta un'accozzaglia di situazioni semi-divertenti che dovrebbero far ridere e che forse faranno solo sorridere gli spettatori dal palato più rude. Era difficile rendere brutto il bellissimo romanzo fantastico di Swift, eppure Hollywood ce l'ha fatta, puntando tutto sul personaggio di Jack Black, che deve sollazzare a tutti i costi, e rinunciando ad una storia ben strutturata, come invece si dovrebbe sempre fare sul grande schermo. Come molti sanno, le avventure di Gulliver nel romanzo si svolgono in diversi luoghi esotici e magici: ovviamente nel film (e purtroppo non per ragioni di tempo) si predilige il più famoso, Lilliput. Si può trovare qualche elemento apprezzabile in mezzo a tutto questo “putridume” commerciale? Forse... peccato che però si rischierebbe di rovinare, con gli orrendi spoiler, le parti più piacevoli! Una sola annotazione: nello script ci sono delle reinterpretazioni di famose pellicole come “Titanic” e “Guerre stellari”, giusto per citarne qualcuna, e sono proposte note pubblicità con il volto del protagonista; imperdibile ad esempio, sullo sfondo di una scena, il faccione di Black sul fisico di Mark Wahlberg dei tempi che furono. Non aspettatevi un capolavoro nemmeno dal punto di vista della tecnologia: la terza dimensione è assolutamente inutile, se non per l'obiettivo primario di far lievitare il prezzo del biglietto. Insomma quasi certamente un'opera non memorabile e possibilmente da evitare!

martedì 4 gennaio 2011

TAMARA DREWE - TRADIMENTI ALL'INGLESE: RECENSIONE

Postato anche su Film4life...

Presentato al 63esimo Festival di Cannes, “Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese” è il nuovo lavoro del regista Stephen Frears e vuole raccontare, senza troppe pretese, il mondo rurale del moderno Regno Unito. Con sguardo disincantato ed ironico, ci addentriamo quindi nella vita di Tamara Drewe, una sedicente giornalista, che torna dopo la morte della madre e dopo lunghi anni di assenza nel paesino della sua infanzia. Ci ritorna però da donna realizzata, sicura di sé anche grazie a quel ritocchino estetico che l’ha resa tutta un’altra persona, come si sottolinea in un geniale scambio di battute nella pellicola. Con allegria e schernendo simpaticamente i suoi personaggi, il regista ci offre uno spaccato diverso dalla solita città di Londra, mostrando un’Inghilterra un po’ più umana e giocosa, fatta di tradimenti, di gelosie, di invidie coperti dal solito immancabile perbenismo, che rende tutta la vicenda più facile da trasformare in una commedia. Certo Frears è stato aiutato alla base di partenza: la graphic novel di Psy Simmonds, dalla sceneggiatura di Moira Buffini e soprattutto dal riferimento costante al grande scrittore Thomas Hardy e al suo romanzo “Via dalla pazza folla”, da cui è tratto un omonimo film. È proprio quest’ultimo ad essere preso di mira e più volte citato, tanto da rendere consigliabile allo spettatore una piccola rivisitazione di questo classico del cinema britannico con Julie Christie e Alan Bates, giusto per apprezzare più a fondo l’humour che pervade tutta l’azione di “Tamara Drewe”. Riproporre in chiave moderna il romanzo di Hardy, infatti, non era operazione facile. Eppure Frears, anche grazie ad un cast eccezionale e d’eccezione, ci riesce, riuscendo a portare i personaggi nell’epoca moderna, mantenendo vivo quel messaggio che pervade tutta la filosofia dello scrittore: ognuno vive una vita ideale che è in contrasto con la sua squallida vita reale.

giovedì 30 dicembre 2010

CHE BELLA GIORNATA: RECENSIONE

Postato anche su Filmforlife...


Checco Zalone, alias Luca Medici, con “Che bella giornata”, sua seconda opera cinematografica, scritta a quattro mani con lo sceneggiatore e regista Gennaro Nunziante, riesce nella difficile, anzi difficilissima impresa di far ridere lo spettatore in modo intelligente. Pur finendo nelle sale durante le festività natalizie, il lavoro del comico pugliese, autentico fenomeno per il grande schermo dello scorso anno con “Cado dalle nubi” (oltre 14 milioni di euro di incasso!), non può e non deve essere ridotto ad un semplice cine-panettone. Infatti la tranche de vie su cui punta l’occhio la narrazione è la nostra tanto cara Italia contemporanea, fatta ancora di tanti stereotipi, lungi dall’abbandonare la nostra esistenza, in cui però ci sono anche tante cose buone: come l’amore. Mescolando un po’ le carte e prendendo spunto dalla miglior commedia all’italiana degli ultimi anni, Checco Zalone ci regala una serie di gag e situazioni divertenti, che hanno reso famoso l’attore in televisione e che quasi sicuramente piaceranno al pubblico di fan, pronti ad invadere le sale dal 5 gennaio. Sempre in equilibrio o in bilico tra l’ironia pungente, con le sue conseguenti battute argute e la becera volgarità della parolaccia, il film riesce a portare alla ribalta temi tabù per il nostro cinema come il terrorismo o addirittura una legger(issim)a satira dissacrante nei confronti della Chiesa Cattolica. Per dare qualche consiglio allo spettatore più scettico, possiamo dire di non uscire subito dal cinema: “Che bella giornata” stenta a decollare, ma quando lo fa spicca il volo e fa davvero piegare in due dalle risate. Un po’ Benigni degli esordi, un po’ Pieraccioni nella parte dell’happy ending, la pellicola si avvale di due strepitose interpretazioni: quella di Rocco Papaleo e quella di Caparezza, due motivi in più per pagare il biglietto.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...